My drowned thoughts;
Nessuno capirà mai il mio dolore. Fa male. ©

Passo dopo passo, errore dopo errore, distruggo me stessa.


Copyright ©My drowned thoughts 2012

Apro questa porta sgangherata.

Dentro è buio, pieno di ragnatele. Lancio un ultimo sguardo indietro e mi inoltro nel buio. Ragnatele ovunque, pavimento che scricchiola, cumuli di polvere. E’ evidente che nessuno entra dentro di me da tempo.


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Non riesco più a portare questo peso sulle spalle.

Non riesco più a trattenere queste dannate lacrime. E allora via, contro me stessa. Mi odio sempre di più, perché è colpa mia e della mia testa se sto così!


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Sono davvero terribile nell’essere me stessa.

E’ ora di imparare a mostrare il mio volto, ora di imparare a dire cosa provo, ora di togliere quella maschera e abbattere quel muro.


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Prendi la mia mano prima che io cada.

Prendi la mia mano prima che io muoia. Non lasciare che io mi ferisca in quel modo. Trova la forza di salvarmi.


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Di nuovo davanti allo specchio, mentre gioco con una ciocca di capelli.

Ho gli occhi rivolti verso il basso e mi torturo le mani. L’immagine che sto per affrontare è ciò che temo di più, e ciò che più mi attrae. Alzo gli occhi, l’espressione scioccata di chi non sa che dire. Mi osservo per qualche secondo, tremo, poi mi porto una mano alla bocca e piango. Piango per quelle imperfezioni sul mio corpo. Piango per quell’addome che non sarà mai perfettamente piatto. Piango per le mie braccia sanguinanti. Piango per quel corpo imperfetto e asimetrico. Piango per quel dolore che non si assopisce mai. Salgo sulla bilancia, stringo i pugni, mi giro, vomito. Guardo per un attimo il mio volto emaciato, mi peso di nuovo. Un po’ meglio. Piango ancora, il dolore è perpetuo.


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Come un bambino che gioca a nascondino.

Mi copro la faccia. Come se potessi ignorare ciò che non vedo. Come se non sapessi ciò che la gente pensa. Come se non sentissi quelle occhiate addosso. Mi copro la faccia, in un angolino, proprio come un bambino che gioca a nascondino.
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A nessuno importa.

Non importa quanto tempo piango. Non importa quanto a fondo mi taglio. Non importa quante volte al giorno vomito. Non importa quanto soffro. Nessuno lo noterà.


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Percorro questa strada spaventata.

Non so dove mi porterà. So che non si dovrebbe seguire il sentiero disestato. So che dovrei seguire la strada indicata. So anche che la mia stupidità mi porterà sempre verso il percorso più arduo, forse spero ancora che nella fine nascosta che mi attende ci sia qualcosa di bello.


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